Per ogni volta che hai detto NO davanti a una cosa che desideravo, come fosse troppo, troppo e ancora e sempre troppo darmi qualcosa. Poteva essere una riga scritta, un cazzo di pistillo circondato da petali, un merdoso sms che ora odio, cancello, non conservo, non credo, non desidero. Poteva essere la buonanotte, il ricordarti una cosa a cui tenevo, il ricordarti solo di avvisarmi se tardavi, se andavi a tagliarti i capelli. Poteva essere una passeggiata a San Lorenzo, un film che aspettavo da mesi, una musica solo mia, un po’ di pazienza. Poteva essere chiedere scusa a me dopo 45 non ti credo falsa bugiarda cazzara, o scusa a qualcuno a cui le dovevi. Poteva essere capire che dopo la voragine di insulti non avevo energia ma paura, perchè te dopo un insulto mio che non sfiora la cattiveria dei tuoi, sei capace di sparire per giorni, o di tirartela per ore, giustamente ferito. Per ogni volta che hai messo un divieto, che una canzone non l’hai più potuta far sentire ma mi dedicavi UNO, per quando mi chiamavi fantasma, perchè hai fatto morire quel blog su cui non sei stato capace di scrivere tre giorni di fila, perchè tre giorni di fila non hai da darmi niente. Perchè l’arte del
sogno l’hai ritirata fuori solo per tenermi, mentre per un anno m’hai negato quel significato che le avevo dato con te perchè ero morta io, morti noi, morta infinità, morta villa sciarra, morto il mondo intero. Per ogni volta che hai preteso la mia presenza cogli ordini, le minacce, gli insulti, i ricatti, i martellanti chiamare, mandare sms, domandare, delirare, pretendere, anche se lavoravo, dormivo, stavo qua. E sei stato poi completamente incapace di capire il mio stesso bisogno, MAI manifestato in quel modo tanto pressante. Per ogni volta che dal passato hai saputo riesumare solo le salme dei tuoi dispiaceri,
mai momenti belli, cose belle che t’avevo dato o trasmesso. Per tutti gli errori che ho fatto, che ti sei segnato su un blocco di cemento che ti porti sempre nel cuore, su cui hai inciso centinaia di liste di cose incredibili, alcune vere, molte inventate, pompate, manipolate, rilette a tuo favore. E’ un sasso con cui mi butturesti in fondo al mare, se bastasse a farmi male senza farmi riavere un’altra vita poi. Per ogni cosa che ti sei ricordato di rinfacciarmi, sorelle incontrate, viaggi spostati, frasi dette male. Per ogni volta che io t’ho fatto notare i tuoi errori recenti o passati, che tu hai solo minimizzato, perchè il tuo gioco è affondare me sui miei, IMPERDONABILI, da non dimenticare mai, da USARE per ferire.Perchè ti sei detto innamorato quando io so e tu forse un giorno saprai che l’amore vero non è quello che resta con una a punirla e non crederla, ma quello che perdona e che dopo un anno e mezzo insieme ha più cose da dare e da dire e da costruire. E invece con te l’amore vero è durato 4 mesi, e poi l’hai trasformato in altro. Perchè m’hai fatto male apposta mille volte, sfiduciata sempre, e ora giochi a non capire la mia inspiegabile rabbia tossica, biasimandomi, ma sempre con la pacchetta sulla spalla, come a dire vabbè io ti assolvo. Mi hai trattata come se il mio venir fuori fosse sempre slegato dalle tue azioni, mentre il tuo sospettare, dubitare, infangare, offendere, togliere, spezzare, spaccare, levare, fosse sempre e solo la diretta conseguenza delle mie.
Aspetto solo l’onda più grande, quella che spazzerà via tutto in un colpo secco di male. La stai gonfiando, fingendo di capirmi, di fidarti (sono mesi che non faccio niente e sto a casa, facile fidarsi), dubitando appena il mio non far niente diventa far qualcosa (una cena con Silvia, 3 giorni al mare, sono le ultime cose che ho fatto, sono le ultime volte che non m’hai creduta!). So solo che questo sforzo che stai facendo di non esplodere – da pochi giorni, perchè di affondi parziali ne hai dati anche dopo il mio bellissimo compleanno – converge in un unico movimento che mi schianterà a terra. Alternato ai tuoi nervetti che non riconosci di avere, alle punizioncine, alle volte in cui mi trascurerai perchè lo trovi giusto o solo perchè devi fare sport e la piscina ha riaperto, agli illuminanti gesti distensivi che credi di fare invintandomi a cena quando ti senti solo o lasciandomi a bordo piscina mentre nuoti per ore. Ma tu credi di amare tanto, perchè hai sopportato le mie offese. Come se tu non mi ci avessi ricoperta di offese. Perchè quelle che dici tu hanno in fondo ragion d’essere, le pensi. Perchè – come dici tu – sono solo una volta al mese, non sempre. Perchè per te dire a una persona non ti credo è come dirle fallita. E risparmio il resto, che sai bene, anche se fingi di non sapere, perchè hai un’immagine da difendere te, davanti a tutti. Perchè il tono riesci a tenerlo basso ovunque, il
male lo condensi nelle sillabe, nelle frasi che costruisci apposta per ammazzare, ma sempre a bassa voce, sempre senza urlare. Un colpo secco, una pistolettata, un cranio preso e colpito proprio nel mezzo, una parola carica di rabbia e odio e disprezzo, colpiscono e ammazzano in modo scientifico. Il mio sciame di urla isteriche, fiumi di parole che odi sentire, pianti o battutacce, sportelli sbattuti e porte chiuse e andare via, decibel sempre alti, al massimo attira le critiche dei passanti, ti fa vergognare di me, ti stordisce. Ma la dose letale la sai usare solo te.
Io sono annacquata, ridicola, cafona, pittoresca. Tu sei seriale, pulito, metodico, non casuale.
Quella foto si intitolava Vacanza più bella. Era un anno fa. Era dolore, sempre. Era che non mi
credevi mai. Era che controllavi. Era che ti incazzavi se non ti mandavo subito l sms quando uscivo, se passava laura, se mi chiamavo laladarling su skype, se non rispondevo subito al tel. Era che non mi credevi se andavo a fare un esame, se stavo in giardino, se ero incinta di te, se ero pulita. Era che mi lasciavi se le mail di lavoro non te le mandavo, e mi chiedevi di installare sul mio pc un programma per controllare, e aprivi il mio pc in montagna dicendomi ora ti faccio vedere che menti, e mi dicevi se vai da peppe ti lascio e mi dicevi puttana, e mi davi della fallita se stavo 4 ore al tel con viviana e controllavi il cellulare di mia madre e aprivi la posta di nascosto e usavi le mail mandate al prof o a mio fratello. Era che mi chiedevi di chiamare tim e continuavi a pensare che avevo un’altra scheda. Era che mi davi della schifosa se una sera uscivo, della puttana che si scopa gli stagisti se andavo a lavoro, della troia che si fa i corsi per farsi i corsisti. Era che mi rinfacciavi cose di un anno prima, mentre a te pesa se ti dico che soffro per il 30 luglio 2008. Era un dolore immenso, quotidiano. Ma avevo tutta la voglia del mondo, l’energia del mondo, di credere che il mio Amore sarebbe bastato a resistere, a uscirne, a far passare il tempo. Ora è solo dolore. E’ un Amore che ha capito di non servire a niente, di essere cresciuto per niente, di non aver conquistato niente. Di non contare abbastanza perchè per un
anno non è mai contato abbastanza. Espresso male, coi miei modi di merda, con le urla e la macedonia, e quando esce il cd che aspetti, e coprirti la notte in macchina. Non era niente per te. Le chiamavi stronzate. Anche se ti piaceva averle, ti facevano sentire coccolato. Ma come c’hai sempre tenuto a precisare, non erano quelle l’amore. Non erano crepare perchè non ti fidavi. Resistere senza tutte le cose di cui avevo bisogno. Resistere mentre insultavi i miei amici o il mio mondo, lavoro, vestiti, modi di spendere, di parlare, di essere stata. Non era ogni volta crederci, sperare. Non era arrabbiarmi nè prenderti in lacrime la tua testa fra le mani e giurarti pulizia. Non era guardarti negli occhi. Cercare di cambiare ogni cosa che ti faceva innervosire. Non era chiedere sempre meno. Non era smettere di legarmi a stupidi simboli. Non era nemmeno più venire da te dopo le litigate, perchè le poche volte che l’ho fatto m’hai snobbata. Quel giorno fuori dal Gaelic m’hai cacciata. Quel giorno a lavoro m’hai detto che ero venuta a romperti il cazzo. Non era venire in piscina ad aspettarti. Non era chiamarti, non chiamarti, chiamarti di meno, non mandarti sms, mandarteli, avvisarti, non avvisarti, non aspettarmi niente, provare cmq lo stesso a darti tutto. Sempre nel mio cazzo di modo sbagliato.
Ora ho la vita dentro, contro, che mi gira ferendomi a destra, verso un futuro che mi terrorizza, che non conosco, che parla ancora di morte e perdere. Mentre tu mi torci a sinistra, dicendomi che se non riesci a farmi sentire amata, è solo perchè io te lo impedisco. Te lo sto impedendo da quando mi conosci in fondo. Prima perchè ero sporca e losca. Poi perchè chiedevo troppo per essere un fantasma. Poi perchè ero fredda. Poi perchè ero una rompicazzo isterica e bisognosa. Poi perchè t’ho lasciato solo nel bisogno. Ora perchè sono troppo nervosa. E’ sempre colpa mia se non puoi amarmi a dovere, sono sempre io che rovino qualcosa e ti obbligo a non farlo. Ma tu, che provi vero Amore, resisti. E quando ti va mi vuoi con te, e quando non ti va ti giri e fai sereno la tua vita. E non mi lasci perchè in fondo potremmo non vederci più e la cosa ancora un po’ ti da fastidio. Come ti da fastidio ogni cosa della mia vita che non riguarda direttamente te. Come hai chiamato seratine (tu esci solo per cene di lavoro o per il diritto di stare con la gente che per colpa mia non vedi mai), amichetti (tu sei circondato da persone serie, valide, ottime, io da marionette, cretine, stupidi, frivoli, scopatori, coglioni, falsi, ragazzine coi soldi che ti rompevano il cazzo), corso a cui mi diverto (tu fai corsi seri, quasi lavori), lavoro di merda da copia incolla (tu gestisci soldi, fai cene sui contratti, ti spacchi il culo ogni giorno).
Speranza di cosa? Perchè dovrei crederci ancora? Sono notti che mi sveglio sudata sognando te che ti allontani. Sogno che siamo sulla riva del mare – impronunciabile mare – e vedo all’orizzonte delle onde che crescono, enormi, e ho paura ma non riesco a muovermi. Mi volto a chiamarti e non ti trovo. Sogno che te ne vai e ti chiamo senza voce, sogno che mi tradisci, che mi umili. Mi sveglio con lo stomaco in bocca, mi sveglio con l’angoscia, se trovo il tuo sms del buongiorno respiro. A parte tutti i giorni che per punirmi non me lo mandi, e sento solo l’angoscia crescere. Sto solo aspettando che fra una settimana, un mese, un ora, la tua onda mi distrugga del tutto.







