Archivio per Maggio 2008

Terror’s day

30 Maggio, 2008

Machete - Planet terror

Fa caldo. Troppo caldo. Gli operai stamattina hanno deciso che alle seiequarantacinque era un buon momento per sbattere bastoni di ferro a ripetizione. O per imitarne il rumore, insopportabile, sotto la mia finestra. Mi alzo col mal di testa, il tempo fa schifo da un mese, non è maggio, è la stagione dei monsoni. Mi metto in fila. Fila alla posta, la evito perchè sono un genio della strategia. Fila in piscina, per pagare. La tipa stupida della segreteria si è rifatta il taglio e sembra che dello slimer color biondo angelo le coli sugli occhi. Oggi però prima dell’una non c’è, mi hanno detto che è in fila a pagare pure lei. Macchine a centinaia in fila, nel paese delle macchine, dove tengono le auto sotto alla finestra, nel letto, in cucina. Fila alla posta parte seconda, sono stata furba ad andarmene, peccato che lo sportello che serve a me era vuoto pure prima. Il genio non aveva letto bene il cartello che non era stato affisso. La tipa stupida della piscina in compenso ha finito la sua fila, ma oggi non ha voglia di lavorare. Dice che è finito l’inverno. Anche la pizza ripiena è finita. Nasone vende quattrocento euro di pizza al giorno, ma mi ha rubato dieci centesimi, o forse mi ha fatto pagare i due bigliettini da visita che mi ha infilato nel pollo fatto a pezzi. Che ci devo fare coi bigliettini da visita di Nasone? Fa caldo. Fa troppo caldo.

Oggi a sistemare il mondo ci vorrebbe il buon machete.

PLANET TERROR – ROBERT RODRIGUEZ, 2007

Film profumati (di panzanella e palline da bagno rosastelle)

30 Maggio, 2008

Le Tourbillon de la vie – Jeanne Moreau

Certi film sono come gli odori: ti restano addosso. Che ti piacciano o no, per il semplice modo in cui si impadroniscono di momenti precisi della tua vita, continuano a rievocarli. E quando arrivano non puoi più nasconderti. Ti stanno già nelle narici della memoria. Possono essere odori comuni, come il pane bruciato sul fornello. O profumi dolci, come tre gocce di That’s Amore su una lettera. O miscele da dipendenza, come la puzza di cherosene della metro di Londra. Ecco. Londra per me sarà per sempre quell’odore, che a Roma non esiste, a parte alla fermata Colosseo della metro B, ma non è la stessa cosa. E così ci sono pure i film profumati. Che non hanno a che vedere col cinema. Hanno a che vedere piuttosto con la vita. E sono quelli che mi vengono in mente stanotte, col clima che cambia ogni trenta minuti, Kim che sbuffa contro la porta perchè di stare fuori non se ne parla, il naso chiuso da dodici ore, i pensieri chiusi pure loro, attorno a sette otto punti fissi, sempre gli stessi. Non sono i film più belli della storia mondiale del cinema di tutti i tempi. (Anche se un paio sono capolavori, senza dubbio). Sono i film versati nel bicchiere di latte freddo lungo due ore prima di andare a letto. E yogurt alla banana e cerealini alle 4 di notte, che a me piacciono entrambi, e se non vi piacciono non potete capire cosa intendo. Sono lo squalo di gomma e le palline blumare e rosastelle che esplodono nella vasca e fanno solletico sotto le cosce. Sono l’amaca che gira in mezzo ai pini quando passa il cane e passano le stelle, o quanto è divertente e farsi il bagno sotto l’acqua che schizza e solleva polvere in piena campagna. Sono pane e pomodori e pollo mangiato con le mani e la finestra spalancata, a tirar giù medicine in testa alla gente che passa, a urlare allwehearisradiogaga alla stessa gente che se ne va, decisamente preoccupata per te.

Jules et Jim

Ecco i miei film profumati. E relativi potenti ricordi.

JULES E JIM – F. TRUFFAUT

Tu es mon Jim, Je suis ta Kathe, tout est bien

Perchè pioveva tanto quel pomeriggio, ero sola e il Tibur mi sembrava il mondo lontano dopo gli archi, dove l’autobus non passa mai. Perchè è stato il mio primo Truffaut e li ha superati tutti. (Perfino I 400 colpi, che viene comunque leggermente dopo). Perchè la sala buia è un lusso e quando si è soli vale doppio. Perchè appena uscita ho comprato il romanzo di Henri Pierre Rochè e l’ho sottolineato a matita per pomeriggi interi. Perchè Jeanne Moreau è di quella bellezza sfacciata e discreta e terribilmente francese.

E ogni tanto mi piace giocare a farmi i baffi coi capelli, come lei.

L’ARTE DEL SOGNO – M. GONDRY

Rimani così nel sogno in cui sei/E lasciati sussurrare…

Poniboy - L\'arte del sogno

Perchè stavolta dopo gli archi c’era davvero il mondo lontano, e noi stavamo fuori, in un orbita a parte, dove l’aria è gialla, e il film già visto è mai visto, e l’anarchia del cellophane è troppo bella da ripetere. E già si parlava di alberi e gli alberi non se ne sono più andati, e Poniboy era diventato di cernit e galoppava addosso a un muro, contro un muro, e si chiamava Piniponi e lui invece non è mai tornato. Perchè era il film, e c’era pure la canzone, e mancava solo il piatto preferito, che forse neanche adesso c’è, perchè abbiamo mangiato troppe puff e troppa pizzette rosse di Cesare la notte, troppo chinotto Neri e gelato all’amarena croccante, troppi stecca link e troppi coccodrilli e perfino troppa insalata col mais, e quindi non c’è qualcosa da scegliere che sia più importante delle altre, è tutto importante allo stesso modo.

Ma quel film lo è stato, più importante di tutti quelli che sono venuti, di tutti quelli che verranno.

VIVRE SA VIE – J. L. GODARD

Anna Karenina - Vivre sa vie

…dire ciò che bisogna dire

in modo che sia giusto

ossia che non ferisca,

che dica ciò che significa

che faccia ciò che deve fare,

senza ferire, senza straziare.

Per i tetti di Parigi, e i gesti sempre all’altezza di ciò che siamo, che è la prima fedeltà in cui bisognerebbe credere. Per chi tiene quel dvd dal novembre 2006, senza averlo mai visto qui con me.

Pro(b)logo. Molto forte. Incredibilmente vicino.

27 Maggio, 2008

Arrivo – E il vento fa il suo giro /colonna sonora

...nella quale il giorno in cui mi lancerò e non mi prenderanno neanche tu mi prenderai.

E un bollitore per il tè? Con il beccuccio che all’uscita del vapore si apre e si chiude come una bocca e sibila belle melodie e recita Shakespeare, o semplicemente si scompiscia dal ridere con me? Potrei inventarmi un bollitore che legge con la voce di papà, così riuscirei ad addormentarmi, o magari un intero servizio di bollitori che cantano il ritornello di Yellow Submarine, una canzone dei Beatles, che mi piacciono perchè l’etimologia è una delle mie raisons d’etre. E dei piccoli microfoni? Tipo che tutti ne inghiottiamo uno, e loro diffondono i suoni del nostro cuore grazie a piccoli altoparlanti che potremmo tenere nella tasca della salopette? Di sera andando in strada, con lo skateboard, potremmo sentire i battiti di tutti gli altri, e gli altri potrebbero sentire il nostro. La domanda assurda che mi faccio è se i cuori di tutti allora comincerebbero a battere contemporaneamente, come alle donne che vivono insieme vengono contemporaneamente le mestruazioni, che sono una cosa che conosco, anche se non ci tengo molto a conoscerle. Sarebbe davvero assurdo, a parte che il posto dell’ospedale dove nascono i bambini farebbe tin-tin come un lampadario di cristallo in una casa gallegiante, perchè i bambini non avrebbero avuto ancora il tempo di sincronizzare i battiti.

E poi: tante volte succede che uno ha bisogno di scappare via subito, ma gli uomini non hanno le ali, o comunque non ancora.

Quindi: inventare una camicia di becchime?

MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO – J. SAFRAN FOER