Le Tourbillon de la vie – Jeanne Moreau
Certi film sono come gli odori: ti restano addosso. Che ti piacciano o no, per il semplice modo in cui si impadroniscono di momenti precisi della tua vita, continuano a rievocarli. E quando arrivano non puoi più nasconderti. Ti stanno già nelle narici della memoria. Possono essere odori comuni, come il pane bruciato sul fornello. O profumi dolci, come tre gocce di That’s Amore su una lettera. O miscele da dipendenza, come la puzza di cherosene della metro di Londra. Ecco. Londra per me sarà per sempre quell’odore, che a Roma non esiste, a parte alla fermata Colosseo della metro B, ma non è la stessa cosa. E così ci sono pure i film profumati. Che non hanno a che vedere col cinema. Hanno a che vedere piuttosto con la vita. E sono quelli che mi vengono in mente stanotte, col clima che cambia ogni trenta minuti, Kim che sbuffa contro la porta perchè di stare fuori non se ne parla, il naso chiuso da dodici ore, i pensieri chiusi pure loro, attorno a sette otto punti fissi, sempre gli stessi. Non sono i film più belli della storia mondiale del cinema di tutti i tempi. (Anche se un paio sono capolavori, senza dubbio). Sono i film versati nel bicchiere di latte freddo lungo due ore prima di andare a letto. E yogurt alla banana e cerealini alle 4 di notte, che a me piacciono entrambi, e se non vi piacciono non potete capire cosa intendo. Sono lo squalo di gomma e le palline blumare e rosastelle che esplodono nella vasca e fanno solletico sotto le cosce. Sono l’amaca che gira in mezzo ai pini quando passa il cane e passano le stelle, o quanto è divertente e farsi il bagno sotto l’acqua che schizza e solleva polvere in piena campagna. Sono pane e pomodori e pollo mangiato con le mani e la finestra spalancata, a tirar giù medicine in testa alla gente che passa, a urlare allwehearisradiogaga alla stessa gente che se ne va, decisamente preoccupata per te.
Ecco i miei film profumati. E relativi potenti ricordi.
JULES E JIM – F. TRUFFAUT
Tu es mon Jim, Je suis ta Kathe, tout est bien
Perchè pioveva tanto quel pomeriggio, ero sola e il Tibur mi sembrava il mondo lontano dopo gli archi, dove l’autobus non passa mai. Perchè è stato il mio primo Truffaut e li ha superati tutti. (Perfino I 400 colpi, che viene comunque leggermente dopo). Perchè la sala buia è un lusso e quando si è soli vale doppio. Perchè appena uscita ho comprato il romanzo di Henri Pierre Rochè e l’ho sottolineato a matita per pomeriggi interi. Perchè Jeanne Moreau è di quella bellezza sfacciata e discreta e terribilmente francese.
E ogni tanto mi piace giocare a farmi i baffi coi capelli, come lei.
L’ARTE DEL SOGNO – M. GONDRY
Rimani così nel sogno in cui sei/E lasciati sussurrare…
Perchè stavolta dopo gli archi c’era davvero il mondo lontano, e noi stavamo fuori, in un orbita a parte, dove l’aria è gialla, e il film già visto è mai visto, e l’anarchia del cellophane è troppo bella da ripetere. E già si parlava di alberi e gli alberi non se ne sono più andati, e Poniboy era diventato di cernit e galoppava addosso a un muro, contro un muro, e si chiamava Piniponi e lui invece non è mai tornato. Perchè era il film, e c’era pure la canzone, e mancava solo il piatto preferito, che forse neanche adesso c’è, perchè abbiamo mangiato troppe puff e troppa pizzette rosse di Cesare la notte, troppo chinotto Neri e gelato all’amarena croccante, troppi stecca link e troppi coccodrilli e perfino troppa insalata col mais, e quindi non c’è qualcosa da scegliere che sia più importante delle altre, è tutto importante allo stesso modo.
Ma quel film lo è stato, più importante di tutti quelli che sono venuti, di tutti quelli che verranno.
VIVRE SA VIE – J. L. GODARD
…dire ciò che bisogna dire
in modo che sia giusto
ossia che non ferisca,
che dica ciò che significa
che faccia ciò che deve fare,
senza ferire, senza straziare.
Per i tetti di Parigi, e i gesti sempre all’altezza di ciò che siamo, che è la prima fedeltà in cui bisognerebbe credere. Per chi tiene quel dvd dal novembre 2006, senza averlo mai visto qui con me.


