Fa caldo. Troppo caldo. Gli operai stamattina hanno deciso che alle seiequarantacinque era un buon momento per sbattere bastoni di ferro a ripetizione. O per imitarne il rumore, insopportabile, sotto la mia finestra. Mi alzo col mal di testa, il tempo fa schifo da un mese, non è maggio, è la stagione dei monsoni. Mi metto in fila. Fila alla posta, la evito perchè sono un genio della strategia. Fila in piscina, per pagare. La tipa stupida della segreteria si è rifatta il taglio e sembra che dello slimer color biondo angelo le coli sugli occhi. Oggi però prima dell’una non c’è, mi hanno detto che è in fila a pagare pure lei. Macchine a centinaia in fila, nel paese delle macchine, dove tengono le auto sotto alla finestra, nel letto, in cucina. Fila alla posta parte seconda, sono stata furba ad andarmene, peccato che lo sportello che serve a me era vuoto pure prima. Il genio non aveva letto bene il cartello che non era stato affisso. La tipa stupida della piscina in compenso ha finito la sua fila, ma oggi non ha voglia di lavorare. Dice che è finito l’inverno. Anche la pizza ripiena è finita. Nasone vende quattrocento euro di pizza al giorno, ma mi ha rubato dieci centesimi, o forse mi ha fatto pagare i due bigliettini da visita che mi ha infilato nel pollo fatto a pezzi. Che ci devo fare coi bigliettini da visita di Nasone? Fa caldo. Fa troppo caldo.
Oggi a sistemare il mondo ci vorrebbe il buon machete.
PLANET TERROR – ROBERT RODRIGUEZ, 2007
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