La pazzia è nel dna, ne ho numerose prove. Immagino che ci sia una cellula della pazzia deformata e latente nel nostro patrimonio genetico, che per una serie di ordinarie o particolari circostanze a un certo punto esplode contaminando il resto. Conosco la storia di un tipo che si è laureato solo perchè l’assistente un po’ ninfomane della sua vecchia professoressa l’ha trovato del tutto somigliante al suo fidanzato psicotico. Il suo ex. Quello che le aveva mangiato la serenità a mozzichi. Quello che le aveva teso i nervi fino a sfilacciarli tutti e a farli saltare come le corde elettriche di uno strumento suonato a freddo. Un mostro portatore malato d’amore. Uno di quei soggetti che ti riempono la vita e poi ti ci affogano dentro. Hai presente? Insomma. Riuscire a scrivere un’intera tesi di laurea per un perfetto sconosciuto (oltretutto sano e disinteressato a te), solo perchè nei modi, la camminata, la voce, costui ti fa tornare in mente un essere umano completamente disconnesso che hai amato fino a superarlo in follia.
Non ho niente contro i pazzi, ho molto contro gli ipocriti. Ho molto contro chi difende il salvabile, si lacca lo sguardo, fa prove di sorriso prima di sfoderarlo. Contro chi esige controllo delle emozioni. Contro chi domanda educazione più per forma che per credo, perchè altrimenti oltre a predicare lo sarebbe prima di tutto, educato. Contro chi simula di essere altro per mostrarsi fedele a una linea che non gli appartiene, ma a cui ambisce perchè socialmente accettata e condivisa. Contro chi non si sporca le mani coi colori e se lo fa corre in bagno a lavarle subito. Contro chi non accetta colpi di vento. Contro chi valuta la propria posizione in un contesto dalla postura, il tono della voce, la manifestazione pulita del comportamento e dei decibel vocali. Gente che con la faccia linda e le mani sudate in tasca gira il ninnolo di una ragazzina che ha violato col pensiero o il cazzo la notte prima. E mi insegnano a stare seduta composta? Forse è un pensiero troppo estremo il mio, troppo radicale. Ma perchè una popolazione di traditori, che si fanno fare negli angoli delle strade o sulle scrivanie dell’ufficio triste, affondi che a casa non chiederebbero mai, dovrebbe stare a modulare me e il mio maledetto tono di voce? Perchè la gente che se ne frega altamente di chiunque muore fuori dal suo perimetro chiuso d’amianto, che non conosce perdono, che ruba, sputa, picchia, deride, calpesta, deve insegnare a me la gestione del suono e le cinetica? Perchè devo imparare le maniere da gente si esalta, si compiace, si erge, si parla solo bene addosso? Da gente che ti rivolge la parola solo perchè non sa affrontare il silenzio. Da gente che ti chiede di te solo per parlarti di lei. Da gente che ti dice che lavoro fa e non sa parlare di altro, perchè forse non ha altro. E’ vero, esiste anche l’educazione reale, il sorriso sincero, la calma dolce, l’equilibrio radicato e non simulato. Esistono persone serene, razionali, che sanno stare ferme e zitte invece di esplodere come me. Sono persone che in una certa misura mi indicano una strada in qualche modo percorribile che io non so percorrere. Ma quante sono? Quanti angeliepazienza esistono veramente? E tutti gli altri che cosa vogliono da me?
Educatevi a guardarvi dentro, la mia bava me l’asciugo io.











