C’era una volta una nuvola ciclope. Col suo unico occhio sorvegliava le pecore del cielo e intanto cercava Plutone, perchè era il più piccolo e il più lontano e pure il più brutto, e a nessuno piaceva, proprio come lui. Un solo occhio però non bastava per Plutone e le pecore, e la nuvola era triste. Voleva guardare Plutone più di ogni cosa al mondo, ma c’era il rischio che le pecore fuggissero via lontano nei tanti pratistrati della sfera. Per non pensare alla tristezza la nuvola ciclope correva senza sosta e tutti ne avevano paura e non capivano quanto invece fosse infelice. E’ doloroso non riuscire a guardare oltre, dove si vuole, dove si potrebbe essere davvero felici. Ma poi una sera, un aereo è passato di lì. Ha bucato la nuvola ciclope sulla sua testona. Ora ha due occhi, e non fa più paura. Ora può guardare Plutone, e farsi fare altri buchi da ogni aereo, per vedere ogni pianeta. E non ci sarà nessun Nessuno che la trafigge e la inganna stanotte quattordicidigiugno. E le pecore resteranno al loro posto a belare e brucare. E Plutone pure.
Al supermercato ci vado almeno una volta a settimana. Più una volta extra per guardare lo yogurt. Ci passo una media di due ore ogni volta. Otto ore al mese. Quasi cento ore l’anno. Dopo la superficie su cui dormo, la macchina – che a volte è anche la superficie su cui dormo – il portatile, la piscina, la strada alberata, il supermercato è il posto fisso dove passo più tempo. Mi fa ridere, mi rilassa, mi regala storie ed è un piccolo rito. E’ inevitabile che molti dei miei pensieri nascano in mezzo ai surgelati, o nel fondo del carrello o sullo scanner, mentre mi impicco ad aprire le buste di plastica. Anche se un giorno una cassiera gentile a cui ho fatto pena mi ha svelato il trucco. Bisogna seguire il solco laterale col dito. Comunque era sullo scanner ieri che mi scavavo dentro. Pensavo. A tutte le cose che non hai conosciuto. Mi viene in mente una lista infinita. Non hai mai usato un euro, poco male, sono soldi del cazzo, pesano e ti fanno sentire povero. Non hai mai usato il bancomat, nè la carta di credito. Li trovavi pericolosi. Se sapessi che mamma ci effettua transizioni in Giappone e in Australia ti prenderebbe un colpo. Soprattutto se sapessi che lo fa per dei pezzi di stoffa. Non hai visto dieci compleanni di ognuno. Non hai visto mai Riccardo. E’ di Peppe, per la cronaca, ed è carino. Mi fa ridere perchè quando lo vestono si spoglia e resta tutto nudo se non gli piacciono i vestiti scelti. Gli altri impiastri sì, li hai visti, ma non te li sei goduti. Quello più grande – l’unico con cui facevi a gara per pisciare al bagno – gira con l’ipod per strada…
Non sai neanche che cosa è un ipod tu, ma questo sono sicura che avresti continuato a ignorarlo, come la Visa. Non mi hai sentita parlare spagnolo tre mesi e francese quattro, ma nessuno al mondo mi ci ha sentito. Non hai visto che lasciavo i pesci attaccati al muro, che facevo grandi sogni sulla carta. Ti sei perso internet, messenger, la sprite zero, emule e i dvd. Ti sei perso Margherita che canta e balla, Andrea che gioca a basket, Fede che studia greco e il casino che fanno ogni volta che stanno tutti qua. Ti sei perso la villa davanti, che è divisa fra angeli e diavoli a metà e ha ucciso le volpi che guardavo la notte. Ti sei perso che abbiamo dipinto di verde una stanza, e che Kim esiste e quando piove o ci sono i fuochi d’artificio bussa alla porta. TI sei perso Licia che va in America, che vola sull’aereo e una volta ha acceso pure il pc. Ti sei perso almeno due guerre, una ciurma di governanti ubriaconi e fuorilegge e tanti morti ammazzati. Tutte cose che ci saremmo persi volentieri anche noi . Ti sei perso il cellulare, e mandare gli sms, chissà che casino avresti fatto. Ti sei perso New York che crollava, le onde che spazzavano via mezzo oriente, l’uragano sul jazz, Bush, Berlusconi e una decina di altre catastrofi innaturali. Ti sei perso due divorzi, due automobili nuove e una figlia che è un casino. La cosa che mi sono domandata mentre la cassiera passava la rughetta. Chissà se sarei stata un casino anche con te. Magari, magari se non ti perdevi me – non mi perdevo nemmeno io.
Panda