Archivio per Agosto 2008

Pandamonio

29 Agosto, 2008

C’era una volta un panda con il vestito da giardiniere e non c’è più. Un vestito rosso e strano che nascondeva le forme, più una tuta che un tulle, più un meccanico che una principessa. Aveva i capelli corti tagliati sempre strani da anni ormai, che per farli ricrescere c’è voluto tutto il liceo e due cambi di università. Era grassoccio e non rideva tanto, perchè a quell’epoca credeva ai romantici. Leggeva Shelley, che era veramente un poeta da lapidi, ma al panda quel tipo di tormento piaceva. Leggeva Elogio della fuga. Sentiva musica triste, roba che parlava di uragani, affondava nel tetto la notte, la testa incassata fra le tegole, chiedendo troppo alle stelle. Sognava il mare, così lontano e libero e aperto e pieno di squali ma senza lapidi. Il blu e il rosso australi. Poi ne ha fatto un fagotto e l’ha chiuso nello stanzino parlante, e da allora il mare là è restato. A parte qualche volta, l’estate, che l’ha visto e s’è commosso. Ma un panda non è fatto per il mare. E forse non è fatto proprio per niente. Forse è per questo che prima o poi si estingue.

TRENTAQUADRO

3 Agosto, 2008
Scarpa

Scarpa

Non scorderò. Una tartaruga che per me era il mondo, ma si è tuffata troppo lontano, dove l’acqua è troppo scura per vedere il fondo, dove le favole non riescono a ricominciare, dove i sogni si suicidano con massi al collo davanti a verità difficili da accettare. Non scorderò. Quante parole brutte possono entrare in una macchina blu in una sera sola. Quanto poco ci si può voler bene da farle entrare tutte in un angolo a fondo dove fanno tanto di quel dolore da togliere il respiro. Non scorderò. Due scarpe incartate in modo separato, con un bel fiocco rosa. Un disegno con me coi piedi grossi e il computer acceso e un mouse gigante e una zucca di Halloween. Non scorderò. Che Ricci è andata via in quel modo perchè a stare qua a volte fa una paura, non sentire l’amore, non sentire la vita o sentirla troppo che ti stringe contro il muro e non ti lascia scelta o non ti lascia più. Non scorderò. Un mazzo di girasoli che vengono da tanto lontano, da un prato fra mare e Toscana dove 10 anni fa salutavo mio padre in ginocchio. Non scorderò. Un piccolo cestino della spesa, pieno di cose buone da mangiare, l’oggetto più desiderato di una ragazzina piccola che è andata via da tanto ma che a volte bussa ancora alla porta chiedendo di giocare alle signore. Non scorderò. Che a volte non parlare è più bello. Che i bimbi che si tuffano a bomba in piscina sono un motivo buono per restare. Non scorderò. La macchina fotografica di carta di giornale, coi pulsanti fatti a penna e il mirino disegnato a mano, dove se guardi dentro vedi solo il cartone ma pure il mondo. Non scorderò. I fiori che se ci soffi sopra planano dappertutto, e portano fortuna, almeno secondo mia sorella. Non scorderò. Che le persone che ti vogliono bene sono tutto. Che la famiglia dei nani bovi arriva all’improvviso con lo zio baffone, il cuginetto tenuto a gunzaglio, i fiori da piscina, la pellicola disegnata sul cartello, e tu capisci che non c’è solitudine quando c’è bellezza. Non scorderò. Le lettere scritte col cuore, quelle che arrivano nonostante tutto, senza condizioni. Come il gelato nella pancia della mucca. Non scorderò. Che 30 è un inizio, che chi ti dice che è una fine non ti conosce e di te non sa un bel niente.