Se fosse un film stanotte sarebbe NICOTINA – LA VITA SENZA FILTRO di Rodriguez, che non è quello di
Sin City, ma uno dei tanti messicani sfigati di una delle tante frontiere che spaccano il mondo. Alla fine, che io ricordi, sono tutti morti, o quasi. Se fosse una canzone sarebbe CHE NOTTE – FRED BUSCAGLIONE. Sparano e scazzottano e poi Buck la Pasta, Jack Bidone e i fratelli Bolivar crepano tutti. Se fosse inverno dormirei con la porta chiusa ora, così non potrebbe entrare nessun assassino, che di solito arrivano di notte. E invece sto qua con l’orecchio teso ai passi, a sentire l’aria che goccia di fuori e la mia vita a un chilometro. Se il mio cane ha messo le ali non lo so, ma mi aspettava fuori dal cancello stanotte. Se fosse stato un angelo di cane non mi sarei stupita, c’ho pure pensato, ma il selezionatore di cane morto* non ce l’ho nemmeno io, e per fortuna invece lui sta tutto intero dietro la porta, pelliccia pulciosa compresa, e respira.
Ho quasi finito di guardare Christine la macchina infernale dopo aver visto Gomorra. Due libri che non ho letto. Due film che ho visto, senza troppi colpi in pancia. La macchina in questione non ha fin’ora fatto niente di infernale, non c’è scappato nemmeno un morto. Dai libri di King non sono mai stati tratti buoni film. A parte Carrie, Le ali della libertà e Stand by me. Ma se penso al coso che spunta dal water di L’ammazzasogni mi rimangio tutto, come quello si mangia tutto ciò che trova quando s’affaccia dalla fogna. Ma questa è una di quelle inutili considerazioni che lasciano il tempo che trovano. E di cui credo non freghi niente a nessuno, perchè stanotte – nè mai – non ho scritto sui Cahiers e i giovani turchi invece sì. Peccato che Truffaut sia morto prima che m’innamorassi di lui. In suo onore ho chiamato François un albero. Per lo più è successo a tutti quelli che ho amato. Di immolargli piante, di vederli morire. Non necessariamente in questa successione, per fortuna. Marlon Brando mi si è suicidato fra le braccia, come un cactus marcio lanciato sul tetto. E invece Paul Newman, che non ha mai avuto da me che so, un pino, un mirto o un ginepro, sta lì lì per morire solo molti anni dopo che pronostico la sua fine (non per motivi personali, sia chiaro, ma per biologia). I vivi non li cito, non vorrei portare male, anche se alla superstizione non ho mai creduto. Ma Freddie Mercury è crepato una settimana dopo che avevo deciso di adorare i Queen. Non ho li ho uccisi io tutti quanti. Li ho solo presi troppo tardi. La scarsità di tempismo è uno dei miei limiti più grandi.
Di ieri la notizia di un francese dato per morto, che ha ricominciato a far battere il suo cuore di paura, quando il bisturi stava incidendo il suo sterno per portarglielo via. Sarà uno dei miei eroi personali. Come chi scriverà veramente un libro per bambini chiamato il bosco di caccole. Come il vecchio che da Feltrinelli si confidava con altri attempati teneri figuri di essere riuscito a mandare il suo primo sms. Sono questi i miei personaggi, quelli a cui vorrei dar vita, in qualche favola lontana, in qualche libro di carne e ossa prima o poi.
Ma stanotte non so far altro che l’assassino. Perfino quattro scarafaggi ho fatto fuori. Io che odio gli scarafaggi, e quindi di conseguenza trovarmi le loro budella verdognole sotto le scarpe. Ma li ho uccisi.
E magari dopo mi mangio pure pane e tacchino.
* titolo di un racconto non mio











